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Tassazione token RWA: Guida Completa 2026

— 6 min di lettura

Il settore della tokenizzazione e degli asset RWA rappresenta una delle innovazioni più forti e rivoluzionarie del mondo blockchain. Permette di portare i capitali della finanza tradizionale, in tutte le sue vesti, all’interno dei mercati crypto creando nuove forme di connessioni più efficienti ed accessibili che mai. Tuttavia in Italia questo genere di asset sembra aver preso ancora poco piede, complice una regolamentazione ancora in via di definizione che non riesce a seguire il passo tecnologico.

Dal punto di vista fiscale, la situazione è ancora più incerta. Il quadro normativo italiano non ha ancora fornito indicazioni specifiche su come debbano essere trattate le varie tipologie di real world assets,  lasciando spazio a interpretazioni differenti e potenzialmente rischiose. A seconda della struttura del token, si potrebbe ricadere nel regime delle cripto-attività, oppure in quello degli strumenti finanziari esteri, con conseguenze diverse in termini di dichiarazione e tassazione. In questo articolo cerchiamo di  fare chiarezza un pò di chiarezza.

Cosa sono i Real World Assets (RWA) e come funzionano?

I Real World Assets (RWA) sono beni tangibili che esistono al di fuori del mondo digitale, come titoli di Stato, oro, immobili, azioni di società private, materie prime o valute fiat. La loro rappresentazione su blockchain avviene tramite un processo chiamato tokenizzazione: si tratta della conversione di un asset reale in uno o più token digitali, registrati su una rete decentralizzata. L’obiettivo è rendere questi asset più accessibili, liquidi e scambiabili, soprattutto in contesti globali in cui le tradizionali infrastrutture finanziarie risultano lente, frammentate o costose.

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Grazie alla tokenizzazione, è possibile frazionare asset ad alto valore, come un immobile o un titolo obbligazionario, in piccole unità acquistabili anche con capitali modesti. Questo meccanismo apre la porta a una democratizzazione dell’accesso agli investimenti, permettendo a un pubblico molto più ampio di partecipare a mercati prima riservati a investitori istituzionali o ad alta disponibilità economica. I vantaggi principali della tokenizzazione includono una maggiore liquidità (grazie al trading 24/7 sui mercati secondari), la trasparenza garantita dalla tecnologia blockchain e la possibilità di eseguire operazioni in modo quasi istantaneo, senza la necessità di intermediari. 

In sintesi dunque, i token RWA rappresentano una nuova forma di connessione tra il mondo finanziario tradizionale e quello decentralizzato, con l’ambizione di rendere la proprietà e lo scambio di asset reali più semplici, sicuri ed efficienti. Ad oggi questo mercato vale ad oggi circa $23,5 miliardi di dollari, a cui aggiungiamo $237,3 miliardi in stablecoin che contribuiscono in modo significativo ad aumentare la liquidità on-chain

Fonte dati: https://app.rwa.xyz/

Esempi concreti di asset RWA tokenizzati 

Il mercato degli asset reali RWA  comprende una gamma sempre più ampia di prodotti finanziari costruiti su blockchain, ciascuno con caratteristiche specifiche, profili di rischio e gradi di accessibilità differenti. Tra i più diffusi troviamo i T-Bills tokenizzati, ovvero titoli di Stato statunitensi convertiti in token digitali. Soluzioni come USDY (Ondo) e e BUIDL (BlackRock) offrono esposizione ai Treasury USA a breve termine, con un rendimento passivo e liquidità on-chain.

Un’altra categoria consolidata è quella dei token immobiliari, in cui asset come abitazioni o immobili commerciali vengono frazionati in token, spesso gestiti tramite veicoli legali come SPV (Special Purpose Vehicle). Piattaforme come RealT o Tangible permettono di acquistare quote immobiliari che generano reddito passivo, ad esempio da affitti.

Seguono i Global Bonds, cioè obbligazioni corporate internazionali tokenizzate, tipicamente emesse tramite intermediari regolamentati, e il Private Credit, una nicchia in forte crescita nella DeFi. Quest’ultima si basa su prestiti garantiti da flussi di cassa reali, come quelli erogati attraverso piattaforme come Maple Finance, Centrifuge o Goldfinch. Completano il quadro le commodities tokenizzate,  in primis l’oro, rappresentato da token come PAXG, e le azioni tokenizzate, come quelle emesse da Backed Finance, che replicano i movimenti di titoli come Nvidia o Tesla.

Va però sottolineato che non tutti questi prodotti sono accessibili al pubblico retail: molti richiedono requisiti patrimoniali minimi, procedure KYC avanzate e accreditamento off-chain, limitandone di fatto l’accesso a investitori professionali o istituzionali. Ecco una lista dei migliori asset RWA classificati per capitalizzazione.

Fonte dati: https://app.rwa.xyz/

RWA e tassazione: cosa funziona la normativa in Italia?

La normativa italiana attualmente non fornisce indicazioni specifiche sui token RWA, e il contesto normativo presenta ancora zone grigie significative. Il termine “Real World Asset” non rappresenta infatti una categoria giuridica ufficiale, ma viene utilizzato a livello di mercato per identificare token che rappresentano beni fisici o strumenti finanziari tradizionali. Proprio per questo motivo, la tassazione di questi strumenti può variare a seconda della struttura del token e del suo inquadramento giuridico.

In linea generale, i token RWA possono rientrare in due regimi fiscali distinti:

  • come cripto-attività, se il token è trattato come un bene digitale scambiabile e non rappresenta formalmente uno strumento finanziario;

  • oppure come investimenti esteri o strumenti finanziari, se il token genera rendimenti passivi o rappresenta quote di titoli regolamentati.

In entrambi i casi, l’aliquota sulle plusvalenze è del 26%, e l’imposta di bollo (IVAFE) è pari allo 0,2% annuo sul valore detenuto al 31 dicembre. Tuttavia, cambiano alcune regole importanti, come il momento in cui i rendimenti vengono tassati: se un token genera redditi periodici (come interessi), questi potrebbero essere classificati come redditi di capitale, imponibili anche se il token non viene venduto.

La distinzione del MiCA per le varie categorie di asset digitali

Per comprendere meglio la natura dei token RWA e il loro possibile trattamento fiscale, viene in aiuto la regolamentazione europea MiCA (Markets in Crypto-Assets Regulation). MiCA non usa il termine “RWA”, ma classifica i token in base alle loro caratteristiche funzionali e giuridiche:

  • Security tokens: rappresentano diritti patrimoniali assimilabili a titoli finanziari (come azioni o obbligazioni) e sono soggetti a una normativa più rigorosa, simile a quella dei mercati tradizionali.

  • Asset-Referenced Tokens (ART): sono legati a un paniere di beni o materie prime, e cercano di offrire una rappresentazione stabile del valore sottostante. Rientrano in un regime specifico previsto da MiCA.

  • E-Money Tokens (EMT): sono legati a una singola valuta fiat (es. EUR o USD), e vengono trattati come moneta elettronica, con obblighi simili a quelli degli istituti di pagamento.

Altri token: quelli che non rientrano nelle categorie sopra vengono valutati caso per caso, in base alla loro funzione economica e al tipo di diritti che conferiscono.

Dove rientrano quindi i token RWA?

La risposta dipende dalla struttura tecnica e giuridica del singolo token. Alcuni RWA possono essere considerati security token, ad esempio quando rappresentano quote di obbligazioni, azioni o strumenti finanziari regolamentati. Altri possono ricadere nella categoria degli Asset-Referenced Tokens (ART), come nel caso delle stablecoin garantite da T-Bills o materie prime. In certi casi, specialmente quando il token replica il valore di una valuta fiat, può essere classificato come E-Money Token (EMT)

In conclusione, finché non arriveranno chiarimenti ufficiali da parte dell’Agenzia delle Entrate, l’inquadramento fiscale dei token RWA in Italia resterà incerto. Gli investitori dovrebbero prestare particolare attenzione alla struttura del token, al tipo di rendimento generato e alla giurisdizione dell’emittente, per evitare errori in fase di dichiarazione.

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