Il 30 dicembre 2025 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale la Legge di Bilancio n. 199, entrata ufficialmente in vigore e destinata a definire il quadro normativo e fiscale del 2026, introducendo novità rilevanti anche sul fronte della tassazione delle cripto-attività. Il legislatore ha delineato diversi cambiamenti per il nuovo anno fiscale, molti dei quali accolti con ampie critiche dagli appassionati del mondo crypto.
La modifica più importante, ormai nota agli operatori del settore, riguarda l’aumento dell’aliquota applicata alle plusvalenze derivanti da operazioni in crypto, che passa dal 26% al 33%. Tuttavia, non si tratta dell’unico aspetto rilevante: ci sono altre questioni che necessitano di essere approfondite. In questo articolo ripercorriamo tutte le principali disposizioni introdotte per il 2026 e spieghiamo brevemente quali sono le conseguenze in termini di obblighi tributari per gli investitori.
Prima di iniziare, ti ricordiamo che qui su Okipo puoi gestire la dichiarazione delle criptovalute in modo più semplice ed evitare errori grazie ad un software automatizzato.
Gestisci crypto? Okipo genera i tuoi report fiscali in automatico.
Inizia ora, gratis →Legge di Bilancio 2026: i cambiamenti più importanti
Prima di entrare nel dettaglio delle singole misure, vediamo generalmente come la Legge di Bilancio 2026 interviene sul mondo crypto. Le novità toccano diversi aspetti che incidono direttamente sull’operatività degli investitori e sul modo in cui le cripto-attività dovranno essere gestite nel corso del nuovo anno fiscale. Possiamo riassumere i punti principali come segue:
- Aliquota sulle plusvalenze crypto dal 26% al 33%
- Aliquota invariata al 26% per scambi e proventi stablecoin EMT in euro.
- Cripto-attività incluse nel patrimonio ai fini ISEE
- Differenza di trattamento fiscale per strumenti derivati
Specifichiamo che tutti questi cambiamenti sono entrati effettivamente in vigore a partire dal 1° gennaio 2026, e si rifletteranno nella dichiarazione dei redditi del 2027, relativa appunto al periodo d’imposta 2026. Per la dichiarazione dell’anno corrente, invece, restano valide le regole previste per il 2025.
A questo punto, vediamo i vari aspetti uno per uno, e cerchiamo di capire cosa cambia concretamente per i contribuenti del settore crypto.
Tassazione crypto: aliquota sulle plusvalenze al 33% dal 2026
Iniziamo dalla novità più importante di tutte introdotta con la nuova Legge di Bilancio: da inizio anno tutte le plusvalenze derivanti da operazioni di vendita (più precisamente di rimborso, permuta o cessione a titolo oneroso) su Bitcoin, Ethereum ed altre crypto-attività verranno tassate con un’aliquota del 33%, 7 punti rispetto al precedente 26%.
Questo passaggio riguarda, più nel dettaglio, tutti gli scambi tra cripto-attività aventi caratteristiche e funzioni differenti, che ai fini fiscali vengono equiparati a operazioni di realizzo e quindi generano una plusvalenza imponibile. Come vedremo nel prossimo paragrafo però, questo non coinvolge operazioni in cui vi è un’uscita (dismissione) da stablecoin EMT euro conformi al regolamento MiCAR.
Per il resto qualsiasi plusvalenza registrata mediante vendita di cripto-attività, o guadagno da redditi diversi come staking, lending e liquidity mining, viene assoggettata a tassazione con aliquota del 33%. Ovviamente questo non riguarda operazioni tra due crypto con stesse caratteristiche (come scambio da BTC ad ETH), in quanto non vi è alcuna rilevanza fiscale.
Se avete dubbi e perplessità, non vi preoccupate: alla fine dell’articolo trovate un riepilogo con tutte le potenziali casistiche, così da chiarire quando scatta l’imposizione, quando no, ed in che misura.
Eccezione stablecoin EMT in euro MiCAR compliant
Questo è un punto che ha generato molta confusione fino ad ora tra gli investitori crypto, proviamo a spiegarla in modo semplice. Il legislatore, con la nuova Legge di Bilancio, ha previsto un’eccezione specifica per gli e-money token (EMT) denominati in euro che siano conformi al regolamento MiCAR (ad esempio EURC). Per questa categoria, l’aliquota sulle plusvalenze rimane al 26%, ma c’è da capire bene le varie casistiche.
Questa eccezione vale infatti principalmente per i proventi generati da detenzione di stablecoin EMT in EURO, ossia se si ottiene uno yield sullo staking o sul lending, ma non rientra per le vendita da BTC (asset con funzione diversa) a stable EMT euro. Se si realizza una plusvalenza da BTC a EURC, questa verrà comunque tassata al 33%.
Una piccola regola per inquadrare meglio la norma è considerare al 26% solo le operazioni in cui l’asset di partenza è una stablecoin EMT euro. Da considerare anche il fatto che il rimborso diretto al valore nominale in euro di questa tipologia di moneta elettronica non genera alcuna operazione imponibile, dunque non vi sono né minusvalenze né plusvalenze (neanche in caso di depeg)
Importante anche comprendere che l’eccezione vale solo ed esclusivamente per gli e-money token in EURO. Per le altre monete con sottostante in dollari o equivalenti (ad esempio USDT, USDC), la tassazione passa in ogni caso al 33%, sia per vendita che per redditi da detenzione.
Crypto entrano ufficialmente entro i parametri ISEE
Un altro passaggio significativo incluso all’interno della nuova Legge di Bilancio riguarda l’ingresso delle cripto-attività nel calcolo dell’ISEE. A partire dal 2026, infatti, le criptovalute vengono considerate a tutti gli effetti parte del patrimonio del contribuente, al pari degli altri strumenti finanziari tradizionali.
Questo è un cambiamento non da poco poiché significa che il valore delle cripto-attività detenute dovrà essere indicato nella componente patrimoniale della DSU, con implicazioni dirette sull’accesso a bonus ed agevolazioni fiscali. Fino allo scorso anno, invece, le criptovalute non rientravano esplicitamente nel perimetro dell’ISEE, lasciando ampi margini di incertezza interpretativa.
Diventa dunque ancora più rilevante prestare attenzione alla fase dichiarativa, dal momento che eventuali omissioni non riguardano più soltanto il profilo fiscale delle cripto-attività, ma incidono anche sulla corretta rappresentazione della situazione patrimoniale complessiva.
Trattamento fiscale differente per strumenti derivati
Nella nuova legge viene anche specificato che per strumenti di investimento classificati come derivati (futures, opzioni, ETF), dove non vi è uno scambio effettivo del sottostante (mercati spot), l’aliquota sulle plusvalenze rimane al 26%. Uno sconto importante che però deve essere contestualizzato con la natura più complessa di queste soluzione.
Parliamo infatti di strumenti che sono più difficili da utilizzare per l’investitore, che presentano un costo di gestione (funding rate per i futures e TER per i fondi quotati in borsa), e che talvolta potrebbero portare anche alla liquidazione totale del conto. Capite bene che se non siete investitori professionali, potrebbe essere poco sensato tuffarsi in questa esperienza.
Lo sconto di 7 punti percentuali in più non giustifica sempre (anzi, quasi mai) il passaggio a strumenti di questo tipo, chiaramente più rischiosi ed impegnativi sotto il profilo operativo. Da sottolineare inoltre come non sono ammesse compensazioni tra minusvalenze/plusvalenze registrate sul mercato spot.
Riepilogo conclusivo; cosa cambia nel 2026 con la nuova Legge di Bilancio
Vi forniamo questa tabella riassuntiva con la speranza che vi possa essere utile per inquadrare meglio la situazione con la nuova Legge di Bilancio e capire in modo immediato come cambiano le regole fiscali sulle cripto-attività a partire dal 2026.

Conclusioni a margine
Alla luce di questo importante cambiamento sul fronte della tassazione crypto, diventa sempre più rilevante disporre delle giuste competenze in ambito fiscale e sapersi muovere con attenzione per evitare errori, sanzioni e ricostruzioni imprecise della propria posizione
Per chi desidera semplificare la fase dichiarativa e ridurre il rischio di errori nella gestione delle imposte sulle criptovalute, esistono software come Okipo, che consentono di automatizzare il calcolo e gestire il tutto con semplicità. Cliccando qui potete registrarvi e testare il servizio gratuitamente.