In Italia ci sono ancora molti dubbi riguardo alla dichiarazione fiscale delle criptovalute, soprattutto a causa di un ambiente normativo in continua evoluzione e con leggi non sempre chiare o interpretate in modo uniforme. Questo scenario genera incertezza tra i contribuenti, in particolare tra coloro che utilizzano gli strumenti crypto in modo saltuario, magari solo per curiosità o per testare qualche piattaforma. Chi ha effettuato pochi movimenti o non ha mai realizzato una plusvalenza spesso si chiede se sia davvero necessario fare qualcosa dal punto di vista fiscale, oppure se possa semplicemente ignorare l’argomento.
La mancanza di indicazioni precise, unite al timore di sbagliare, spinge molti a rimandare o ad affidarsi a soluzioni non adeguate, esponendosi inconsapevolmente a rischi.In questa guida cerchiamo di fare un po’ di chiarezza, spiegando cosa deve sapere chi ha avuto un’attività minima nel mondo crypto e si trova ora di fronte al tema della dichiarazione.
La dichiarazione crypto: come funziona la normativa in Italia
Nel sistema fiscale italiano, le criptovalute sono considerate strumenti finanziari a tutti gli effetti e, come tali, devono essere inserite nella dichiarazione dei redditi. La Legge di Bilancio 2025 ha confermato questo inquadramento, offrendo una definizione formale del termine cripto-attività: si tratta di rappresentazioni digitali di valore o diritti, trasferibili e registrabili mediante tecnologie basate su blockchain o sistemi simili. In questa categoria rientrano non solo le criptovalute più note come Bitcoin ed Ethereum, ma anche stablecoin, token di ogni tipo, NFT e altri strumenti legati al mondo della finanza decentralizzata, come quelli derivanti da staking, airdrop o partecipazioni in protocolli DeFi.
Gestisci crypto? Okipo genera i tuoi report fiscali in automatico.
Inizia ora, gratis →Il fisco italiano distingue chiaramente due obblighi fondamentali per chi detiene o utilizza cripto-attività: la dichiarazione del possesso e quella delle plusvalenze eventualmente realizzate. Il possesso delle cripto-attività deve essere indicato nel Quadro RW del Modello Redditi Persone Fisiche oppure nel Quadro W del Modello 730. In queste sezioni vanno riportati i valori delle criptovalute detenute all’1 gennaio e al 31 dicembre dell’anno fiscale, convertiti in euro. Su tale valore finale si applica un’imposta di bollo dello 0,2%, da versare annualmente all’erario.
Il secondo obbligo riguarda le plusvalenze, cioè i guadagni ottenuti dalla vendita, dalla permuta o da altre cessioni a titolo oneroso. Questi redditi vanno dichiarati nel Quadro RT oppure nel Quadro T in base al modello dichiarativo adottato.. L’imposta applicata è del 26% sul guadagno netto, calcolato come differenza tra il valore di cessione e il costo di acquisto. Le eventuali minusvalenze possono essere riportate in compensazione nei quattro anni successivi, a condizione che siano state regolarmente dichiarate.
Cosa deve fare chi ha fatto pochi movimenti in crypto?
Fino ad ora abbiamo visto la normativa generale per la dichiarazione delle crypto, ma cosa deve fare invece chi ha fatto pochi movimenti o non ha generato plusvalenze?
Anche in questi casi, gli obblighi fiscali non vengono meno. La normativa non prevede soglie minime al di sotto delle quali si possa evitare il monitoraggio: ciò significa che chiunque detenga cripto-attività, anche per un controvalore irrisorio (ad esempio 1 euro), è comunque tenuto a compilare il Quadro RW (o Quadro W per il Modello 730) e versare l’imposta di bollo dello 0,2% sul valore al 31 dicembre. L’utilizzo saltuario, sporadico o marginale delle criptovalute non rappresenta una condizione di esonero.
Per quanto riguarda invece le plusvalenze, dall’1 gennaio 2025 non esiste più alcuna soglia di esenzione. In passato, infatti, era previsto un limite di 2.000 euro annui sotto il quale non era dovuta l’imposta; soglia che l’Agenzia delle Entrate aveva in seguito riformulato come “franchigia”. Tuttavia, con l’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025, qualsiasi guadagno, anche di pochi euro, deve essere dichiarato e tassato al 26%.
Se però non hai mai venduto, scambiato o ceduto le criptovalute acquistate, e quindi non hai generato alcuna plusvalenza, non devi compilare il Quadro RT (o T nel 730). In quel caso, l’unico adempimento richiesto resta il monitoraggio fiscale tramite Quadro RW/W.
Uno strumento pratico per adempiere al meglio tutti gli obblighi della dichiarazione crypto
Per gestire in modo semplice e accurato la dichiarazione fiscale delle criptovalute, sempre più utenti, sia quelli che operano regolarmente sui mercati sia chi effettua solo qualche operazione all’anno, si affidano a Okipo, una startup italiana con sede a Milano, specializzata nella fiscalità crypto.
Il servizio offerto consente di evitare calcoli complessi e ridurre al minimo il rischio di errori. Basta collegare i propri wallet o exchange e il sistema, una volta sincronizzati i dati, è in grado di ricostruire tutte le operazioni effettuate nel corso dell’anno. A partire da queste informazioni, viene generato un report fiscale precompilato che tiene conto di ogni aspetto: monitoraggio, imposta di bollo, plusvalenze e minusvalenze.
L’utente può così disporre di un documento pronto all’uso, facilmente verificabile e conforme alla normativa vigente, senza dover affrontare in autonomia la complessità della dichiarazione. Questo è particolarmente utile in un contesto normativo in continua evoluzione, dove anche un piccolo errore può generare sanzioni rilevanti.
Okipo nasce con l’obiettivo di semplificare l’intero processo fiscale legato alle cripto-attività, mettendo a disposizione strumenti chiari e automatizzati per adempiere agli obblighi verso il fisco italiano. Un supporto concreto per chi desidera risparmiare tempo, evitare problemi e affrontare la dichiarazione crypto con serenità e precisione.