In questo articolo esploreremo la dichiarazione dei redditi delle criptovalute Italia nel 2025, un tema cruciale per chi detiene e negozia asset digitali. La nuova Legge di Bilancio apporta modifiche significative, introducendo nuove aliquote e obblighi di dichiarazione.
In particolare, l’articolo 43 del disegno di legge 1330, approvato in via definitiva dal Senato a dicembre 2024, fissa al 26% l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri redditi diversi.
Okipo si propone come una soluzione ideale per semplificare la fiscalità delle criptovalute, offrendo un tool comodo e intuitivo che consente di monitorare tutte le transazioni e generare automaticamente i report necessari.
Gestisci crypto? Okipo genera i tuoi report fiscali in automatico.
Inizia ora, gratis →Come funziona la dichiarazione dei redditi per le criptovalute in Italia?
In Italia, le criptovalute sono considerate come veri e propri asset finanziari e vanno segnalate all’interno della dichiarazione dei redditi. Nella nuova legge di bilancio del 2025 viene fornita una definizione specifica del termine “cripto-attività”. Si tratta di una rappresentazione digitale di valore o di diritti che possono essere trasferiti e memorizzati elettronicamente, utilizzando la tecnologia di registro distribuito (blockchain) o una tecnologia analoga. Questo include tutte le tipologie di token crittografici, come Bitcoin ed Ethereum e le cosiddette “altcoin”, oltre a NFT, posizioni di liquidità ed altre operazioni connesse come mining, staking e airdrop.
È fondamentale comprendere che in tale contesto la dichiarazione dei redditi va suddivisa in due categorie: il possesso di criptovalute e l’eventuale plusvalenza generata dalla loro vendita. Per ognuno di questi aspetti esiste un’apposita procedura di dichiarazione.
Il possesso di cripto attività, va inserito all’interno del Quadro RW, con un rigo dedicato per ogni wallet o exchange in proprio possesso. Il reddito generato con le criptovalute va invece comunicato all’interno del Quadro RT, indicando la differenza tra il valore tra il valore di vendita e il valore di acquisizione, applicando le aliquote fiscali previste.
Entrambe le fattispecie comportano obblighi fiscali distinti. Per il possesso di cripto-attività, è prevista l’applicazione di un’imposta di bollo pari allo 0,2% del valore complessivo delle criptovalute detenute, calcolata sul controvalore al 31 dicembre dell’anno di imposta.
Per quanto riguarda invece le plusvalenze generate dalla vendita o cessione di criptovalute, è prevista un’imposta del 26% sulle plusvalenze realizzate. Le minusvalenze (perdite) possono essere detraibili in compensazione con future plusvalenze per i successivi 4 anni.
Come si realizza una plusvalenza con le criptovalute?
Mentre l’imposta di bollo è dovuta anche se non vi sono redditi derivanti dalla vendita o cessione delle cripto-attività, l’imposta sostitutiva del 26% si applica solo in determinate condizioni. In particolare per essere tassata, l’attività in ambito crittografico deve produrre un reddito, qualunque esso sia. Sono inclusi vendita di token, mining, staking, proventi da yield farming e altro ancora. Se per esempio acquistiamo 1 BTC a 20.000€ ad inizio anno e lo rivendiamo a 100.000€ a fine anno, abbiamo prodotto una plusvalenza di 80.000€. Su questo importo andrà pagato il 26%.
Tuttavia, è importante fare una distinzione per quanto riguarda le plusvalenze realizzate mediante la conversione tra criptovalute e stablecoin. La circolare 30E dell’Agenzia delle Entrate riporta quanto previsto dalla MiCAR, che considera le stablecoin come valute assimilabili ad valute fiat e ad “e-money token”. Ciò significa che sono soggette a tassazione non solo le operazioni tra crypto e fiat (euro), ma anche tra crypto e stablecoin (USDT, USDC). Il discorso cambia per stablecoin algoritmiche come DAI, il cui scambio con altre cripto-attività non genera un evento fiscalmente rilevante.
Molto importante ricordare anche che nella fase di dichiarazione dei redditi, non è necessario riportare tutte le plusvalenze generate per singole operazioni, bensì il guadagno complessivo registrato nell’anno fiscale di riferimento.
Le novità apportate dalla Legge di Bilancio del 2025
La nuova Legge di Bilancio 2025 introduce significative modifiche alla dichiarazione dei redditi per quanto riguarda la tassazione delle criptovalute, come previsto dall’articolo 1, commi 24 e 25 della legge. Una delle principali novità riguarda l’aliquota dell’imposta sostitutiva, che, a partire dal 1° gennaio 2026, passerà dal 26% al 33% sulle plusvalenze derivanti dalla vendita o cessione di criptovalute, nonché sugli altri guadagni ottenuti da attività come mining, staking o yield farming. Per la dichiarazione del 2025, relativi ai redditi realizzati nel 2024, l’aliquota resterà al 26%.
Un’altra importante novità riguarda la soglia di esenzione, che fino ad oggi era fissata a 2.000 euro. Il comma 25 della legge prevede che, a partire dal 2025, venga eliminata questa soglia, con l’effetto che tutte le plusvalenze derivanti da cripto-attività, anche se inferiori a tale importo, saranno soggette all’imposta sostitutiva. Di conseguenza, anche chi nel 2025 realizzerà guadagni inferiori ai 2.000 euro dovrà dichiarare e pagare la relativa imposta. Chi ha realizzato tali plusvalenze nel 2024 non dovrà invece pagare in quanto la soglia di esenzione era ancora in vigore.
Queste modifiche rappresentano un inasprimento della tassazione sulle criptovalute, con l’intento di rafforzare il controllo fiscale su un settore in forte espansione. Pertanto, tutti coloro che realizzano plusvalenze da cripto-attività, anche di piccolo importo, dovranno includere i guadagni nella dichiarazione dei redditi e pagare l’imposta sostitutiva applicabile. Dal 2025 in poi sarà quindi essenziale monitorare con attenzione tutte le transazioni effettuate su exchange e wallet privati.
Come dichiarare le criptovalute e quali documenti servono
Per compilare correttamente la dichiarazione dei redditi è necessario raccogliere documenti che attestino il possesso e i movimenti delle criptovalute. Tra i più importanti ci sono gli estratti conto degli exchange utilizzati, i report dettagliati delle transazioni e le prove di acquisto o vendita. Come già accennato, Il Quadro RW del modello Redditi PF è lo strumento principale per dichiarare gli asset detenuti, mentre il Quadro RT viene utilizzato per dichiarare le plusvalenze o le minusvalenze realizzate.
Il metodo contabile utilizzato per il calcolo delle plusvalenze è il LIFO (Last In, First Out). Quest’ultimo considera che gli ultimi beni acquistati siano i primi a essere venduti. Ad esempio, se hai comprato 1 BTC a 10.000€ e successivamente 1 BTC a 15.000€, e poi vendi 1 BTC, con il metodo LIFO consideri che il BTC venduto è quello acquistato per ultimo (a 15.000€). Pertanto, la plusvalenza sarà calcolata sulla differenza tra il prezzo di vendita e il prezzo di acquisto di 15.000€, e non di 10.000€.
Sanzioni e conseguenze per omissioni o errori nella dichiarazione
In Italia, le sanzioni per l’omessa dichiarazione delle criptovalute, sono regolate dalla normativa fiscale e possono risultare particolarmente onerose. In caso di mancata compilazione del Quadro RW, la sanzione è fino a 258 euro se il modello viene presentato entro 90 giorni dalla scadenza. Tuttavia, se il termine viene superato, la sanzione sale dal 3% al 15% dell’importo non dichiarato. Per quanto riguarda la mancata compilazione del Quadro RT (plusvalenze realizzate), le sanzioni amministrative comprendono multe che vanno dal 120% al 240% delle imposte non dichiarate. A queste è possibile che venga aggiunta un’ulteriore sanzione pari ad un terzo dell’importo in caso di errori rilevati. Tutto ciò potrebbe comportare anche la proroga di un anno del termine di prescrizione, allungando il periodo durante il quale l’Agenzia delle Entrate può avviare accertamenti fiscali.
Oltre alle sanzioni amministrative, se la dichiarazione omessa riguarda un importo significativo, come nel caso in cui l’imposta evasa superi i 50.000 euro, si applicano anche sanzioni penali. La reclusione per evasione fiscale può variare da due a cinque anni, come previsto dall’articolo 5 del d.lgs 74/2000. In questi casi, si rischia una procedura penale, in aggiunta alle pesanti sanzioni pecuniarie per l’omessa dichiarazione delle criptovalute. Per evitare queste sanzioni, è fondamentale che i possessori di criptovalute rispettino gli obblighi previsti, regolarizzando eventuali omissioni tramite il ravvedimento operoso.
Considerazione finali: gli strumenti imprescindibili per la gestione fiscale e obblighi di monitoraggio
Dichiarare correttamente le criptovalute richiede un monitoraggio costante delle operazioni e l’uso di strumenti specifici. Esistono software dedicati alla gestione fiscale degli asset digitali che permettono di generare report dettagliati e calcolare automaticamente le plusvalenze da dichiarare. Okipo, ad esempio, è una piattaforma che aiuta gli utenti a tracciare e organizzare tutte le transazioni relative alle criptovalute, semplificando notevolmente la fase dichiarazione fiscale dei redditi.
Sfruttando la comoda integrazione di Okipo, gli utenti devono semplicemente caricare i dati dell’exchange dove sono custoditi i fondi in crypto, o i wallet non custodial e gli indirizzi blockchain. Okipo pensa a tutto il resto, sincronizzando i dati in modo automatico e fornendo tutta la documentazione necessaria per la dichiarazione dei redditi, incluse le compilazioni dei Quadri RW ed RT.