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Crypto non dichiarate: quanto rischi davvero di essere scoperto dall’Agenzia delle Entrate?

— 5 min di lettura

Se non hai mai dichiarato le crypto e pensi di farla franca senza correre alcun rischio, stai sbagliando di grosso. L’Agenzia delle Entrate sta aumentando le proprie attività di screening tra gli investitori italiani, attraverso tecniche sempre più efficaci per scovare gli evasori. Dai controlli a campione alle verifiche incrociate, fino a passare al vaglio delle informazioni cedute dai maggiori exchange del settore. 

Non hai dichiarato le crypto: attenzione alle sanzioni

L’Agenzia delle Entrate ha previsto sanzioni fiscali molto severe per chi viene scoperto a trascurare gli oneri imposti dal legislatore nel campo della tassazione crypto. Questo vale sia per chi decide di non dichiarare le proprie monete, sia per quelli che pur dichiarando il possesso di attività finanziarie, evitano di pagare le relative tasse sulle plusvalenze.

In particolare l’ADE punisce con una multa che va dal 3% al 15% del valore non dichiarato in caso di mancata compilazione del quadro RW come forma di monitoraggio fiscale. Nell’ipotesi di detenzioni presso istituti marchiati in black list, l’ammenda sale fino al 30%. 

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Potenzialmente, se scoperti a non dichiarare, si può arrivare a dover versare fino a 150 volte il valore dovuto con l’imposta di bollo del 2×1000. Ricordiamo che in Italia è obbligatorio dichiarare i propri investimenti in crypto, anche in assenza di guadagni o con attività economicamente contenute. 

Discorso ancor più rigido per chi non dichiara i profitti ottenuti mediante trading, staking, airdrop o altre forme di remunerazione, tramite l’apposito quadro RT. In questa fattispecie l’Agenzia delle Entrate applica sanzioni fino al 240% dell’imposta dovuta.

Addirittura le inadempienze gravi possono portare all’allungamento dei termini di prescrizione per gli accertamenti fiscali. Nell’ipotesi di guadagni cospicui intercettati dal Fisco, si arriva anche a dover affrontare conseguenze legali a livello penale.

L’Agenzia delle Entrate sta intensificando i controlli nel mondo crypto

Negli ultimi anni, l’Agenzia delle Entrate ha iniziato a puntare i riflettori sul mondo delle criptovalute, avviando un processo di controllo sempre più capillare. Tra le strategie adottate spiccano i controlli a campione, che vengono effettuati in modo casuale sul territorio nazionale, andando a coinvolgere contribuenti anche apparentemente insospettabili. Non si tratta più di verifiche limitate a chi ha già avuto problemi con il Fisco, ma di veri e propri monitoraggi preventivi, pensati per stanare anche le irregolarità più sottili. 

Stabilire con esattezza quale sia oggi il rischio di essere individuati è complesso, ma una cosa è certa: con il passare del tempo diventa sempre più difficile sfuggire ai radar dei regolatori. L’Agenzia, infatti, sta investendo risorse ingenti per formare personale specializzato e sviluppare strumenti di analisi sempre più sofisticati.

A fronte di questi sforzi, chi fino a ieri poteva contare su una scarsa capacità di controllo da parte del Fisco si trova oggi a navigare in acque ben più pericolose. Ignorare gli obblighi di dichiarazione, confidando in una presunta invisibilità e anonimità delle crypto, è una scommessa che diventa ogni giorno più rischiosa e che potrebbe trasformarsi in un problema molto serio.

Stretta sempre più forte con il passare degli anni: anche gli exchange collaborano con le autorità

Come accennato, chi pensa che le crypto siano ancora un territorio sicuro lontano dagli occhi dell’Agenzia delle Entrate sta commettendo un errore. Oggi dichiarare correttamente le proprie posizioni è fondamentale, per non incorrere in sanzioni.

L’Agenzia delle Entrate può infatti ottenere dati preziosi sui contribuenti italiani direttamente dagli exchange di criptovalute. Sempre più piattaforme, soprattutto quelle regolamentate o con base in Europa, aderiscono allo scambio automatico di informazioni fiscali (Common Reporting Standard) o collaborano attivamente con le autorità su richiesta. Se utilizzi exchange noti come Coinbase, Binance, Kraken, Bybit e simili, devi sapere che i tuoi dati potrebbero essere trasmessi all’Agenzia, oggi o in un futuro molto prossimo.

Accanto alla collaborazione degli exchange, si stanno intensificando anche le indagini bancarie. Movimenti di denaro in entrata o uscita dai conti correnti, specialmente verso exchange esteri, vengono sempre più spesso esaminati. Particolare attenzione è riservata ai bonifici internazionali di importo significativo: chi ha effettuato operazioni simili deve assicurarsi di avere tutta la documentazione in regola.

Non meno importanti sono i controlli mirati: chi mostra un tenore di vita incoerente con il reddito dichiarato può finire sotto la lente del Fisco. Acquisti importanti come immobili o auto di lusso possono facilmente far emergere patrimoni non dichiarati, incluse le criptovalute. In questo scenario, ignorare gli obblighi fiscali sulle crypto è un rischio concreto, che aumenta ogni giorno che passa.

Come iniziare a regolarizzare la propria posizione fiscale

Se negli anni passati non hai dichiarato correttamente le tue crypto, è importante sapere che il regolatore offre ancora la possibilità di rimediare, prima che l’Agenzia delle Entrate possa avviare un accertamento fiscale e imporre sanzioni molto pesanti. Una delle principali opportunità è il ravvedimento operoso, uno strumento che permette di sanare le irregolarità in autonomia, beneficiando di una sostanziale riduzione delle sanzioni. In futuro potrebbero inoltre essere varate nuove sanatorie, aprendo ulteriori vie per regolarizzare la propria posizione.

Per affrontare questo percorso senza errori, può essere molto utile affidarsi a strumenti specializzati come Okipo. La piattaforma mette a disposizione un team di commercialisti esperti nella tassazione crypto, in grado di aiutare i contribuenti a capire come utilizzare il ravvedimento operoso o altre modalità di regolarizzazione previste dalla legge. 

Oltre al supporto professionale, Okipo fornisce anche le proprie tecnologie in grado di semplificare il processo di dichiarazione. Il software dell’azienda genera report fiscali precompilati su richiesta, pronti per essere inviati all’Agenzia delle Entrate. L’utente deve solo seguire le istruzioni fornite, pagare le imposte dovute tramite moduli F24, con importi già calcolati al centesimo, e completare la procedura in modo rapido e sicuro.

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