L’imposta di bollo sulle cripto-attività è un obbligo fiscale che interessa tutti i possessori di criptovalute in Italia. Nel 2025, la normativa stabilisce che i contribuenti devono dichiarare e pagare questa tassa sulla base del valore delle cripto-attività detenute al 31 dicembre del periodo d’imposta, applicando un’aliquota dello 0,2%.
La crescente complessità di queste normative, insieme alla difficoltà di alcuni professionisti del settore fiscale, rende cruciale l’utilizzo di strumenti come Okipo, che semplificano la gestione delle dichiarazioni fiscali delle cripto-attività.
L’imposta di bollo sulle criptovalute in italia nel 2025
L’imposta di bollo è una tassa indiretta che si applica in Italia su determinate operazioni economiche e strumenti finanziari, come ad esempio le cripto-attività. Essa si determina considerando il valore delle criptovalute detenute al 31 dicembre dell’anno fiscale di riferimento, con una aliquota pari allo 0,2% . Ciò significa che l’imposta è calcolata moltiplicando il valore degli asset digitali detenuti a fine anno per l’aliquota dello 0,2%.
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Si tratta di un contributo tutto sommato esiguo, che va però applicato a qualsiasi possessori di criptovalute in Italia, indipendentemente dagli asset detenuti e dal loro controvalore complessivo. L’agenzia delle Entrate si è espressa sul tema dell’imposta di bollo ad ottobre 2023, fornendo un prezioso chiarimento in merito alla sua applicazione nell’art. 3.7.3 della circolare N.30/E
È importante sottolineare che tale tributo viene determinato sulla base del valore delle cripto-attività al 31 dicembre, secondo quanto riportato dall’exchange su cui sono detenute le crypto. Se il valore di una specifica moneta non è disponibile sulla piattaforma, verranno consultati altri siti specializzati nel monitoraggio dei prezzi (es. Coingecko, Coinmarketcap). Se anche queste informazioni non sono reperibili, si dovrà considerare il costo di acquisto delle cripto-attività in questione.
Come pagare l’imposta di bollo
Il pagamento dell’imposta di bollo sulle cripto-attività deve essere effettuato entro il 30 giugno dell’anno successivo a quello di riferimento. In altre parole, per l’anno solare 2024 la scadenza di questa tassa è fissata al 30 giugno 2025. Come accennato nel paragrafo precedente, l’aliquota corrisponde allo 0,2% del valore totale delle cripto-attività detenute alla fine dell’anno. Questo tiene conto di tutte le partecipazioni in vari wallet, comprese le attività di staking e di posizioni di liquidità. Il pagamento dell’imposta può avvenire sostanzialmente in due fattispecie differenti:
- Chi possiede cripto-attività su exchange (CEX): Alcuni exchange in Italia come Young Platform, Cryptosmart e Binace agiscono come sostituti d’imposta. Ciò significa che saranno direttamente loro a “prelevare” i fondi dai portafogli degli utenti, per poi versarli al fisco italiano, previa ovviamente l’autorizzazione da parte dello stesso titolare dell’account. Ogni exchange ha una propria apposita procedura, che risulta tuttavia molto semplice ed intuitiva. Nel caso l’imposta calcolata risultasse di pochi centesimi, il bollo applicabile sarà comunque pari ad un minimo di 1 €, come stabilito ai sensi dell’art. 3 comma 3 DPR 642/72.
- Chi possiede cripto-attività su wallet non custodial: Chi custodisce criptovalute su un wallet non custodial, come ad esempio Metamask e Rabby, non ha una piattaforma centralizzata che calcoli automaticamente il valore delle sue cripto-attività. Dunque, sarà necessario che l’individuo calcoli autonomamente il valore delle criptovalute detenute al 31 dicembre, utilizzando le piattaforme di tracciamento prezzi sopra indicate.
In questo caso l’imposta di bollo viene chiamata “Imposta sul valore delle cripto-attività (IC)”: nulla cambia se non la presenza di una soglia minima di 12 euro, sotto la quale l’imposta non è dovuta. Il pagamento avviene tramite il modello F24, che è il metodo standard di pagamento delle imposte in Italia.
Le sanzioni previste per mancata omissione del monitoraggio fiscale e delle relative plusvalenze
Chiaramente, sono previste delle sanzioni in caso di omissione o errore nel monitoraggio fiscale delle cripto-attività e nel pagamento dell’Imposta di bollo. L’Agenzia delle Entrate applica penalità in diverse situazioni, che vanno dalla mancata dichiarazione alla presentazione tardiva o inesatta della documentazione richiesta.
Le sanzioni possono essere applicate in vari casi:
- Omessa dichiarazione sulle plusvalenze: chi non presenta la dichiarazione dei redditi, pur essendone obbligato, rischia sanzioni proporzionali all’imposta non dichiarata. L’ammenda va dal 120% al 240% delle imposte dovute, aumentate di un terzo, con una sanzione minima di 250€ per dichiarazione infedele. Inoltre, il termine di prescrizione per eventuali accertamenti viene prorogato di un anno. Per fare un esempio, un’imposta evasa (profitto non dichiarato) di 2.000€ corrisponde ad una sanzione compresa tra i 3.200€ e i 6.400€
- Mancata o errata compilazione del Quadro RW: se il modello RW viene presentato entro 90 giorni dalla scadenza (30 novembre), si applica una sanzione ridotta fino a 258€. Oltre questo termine, la sanzione varia dal 3% al 15% delle somme non dichiarate, con possibilità di raddoppio per attività detenute in paesi della Black List. Anche in questo caso, il termine di prescrizione è prorogato di un anno. Se dunque non viene dichiarato il possesso di cripto-attività per 50.000€, le sanzioni possono arrivare fino ad un massimo di 15.000€.
- Dichiarazione tardiva o integrativa: nel caso in cui non siano dovute imposte, la sanzione è ridotta a 25€. Se invece vi sono imposte da versare, si applicano interessi e una sanzione aggiuntiva, calcolata sulla base del ravvedimento operoso. Ricordiamo che non esiste una soglia minima di cripto-attività esente dall’obbligo di dichiarazione, per cui anche importi modesti devono essere riportati nella dichiarazione fiscale.
Cosa fare per regolarizzare gli investimenti in crypto non dichiarati
Se non hai mai versato l’imposta di bollo, né hai mai dichiarato i tuoi investimenti in criptovalute, puoi regolarizzare la tua posizione fiscale grazie al ravvedimento operoso. Questo strumento consente di correggere errori o omissioni nelle dichiarazioni passate, beneficiando di sanzioni ridotte, evitando accertamenti fiscali e garantendo una gestione più sicura delle cripto-attività. Per poter procedere con tale regolarizzazione è tuttavia necessario aver già presentato almeno una dichiarazione dei redditi per altri tipi di reddito.
Il processo del ravvedimento operoso prevede la dichiarazione integrativa delle criptovalute non riportate nel Quadro RW, il pagamento delle imposte dovute e il versamento degli interessi di mora calcolati sui ritardi. In particolare, come previsto dall’articolo 13 del D.Lgs. 472/1997, con questo strumento si può beneficiare di una riduzione delle sanzioni ordinarie, che vanno da un minimo di 1/10 fino ad un massimo di 1/6 del tributo pecuniario.
Inoltre, in caso di mancata compilazione del quadro RW, se si applica il ravvedimento operoso entro 90 giorni si può abbassare la sanzione da 258€ a 28,67€.
La soluzione che rende semplice la fiscalità sulle criptovalute in Italia
Purtroppo, un’articolata legge italiana in materia di tassazione sulle cripto-attività, rende molto complessi temi come l’imposta di bollo ed il monitoraggio fiscale. Okipo risolve questo problema, offrendo una piattaforma che permette di tracciare automaticamente tutte le transazioni in criptovalute. Collegando gli exchange o i wallet non custodial, Okipo sincronizza i dati in tempo reale e fornisce report fiscali dettagliati, facilitando la compilazione dei quadri fiscali necessari per la dichiarazione dei redditi, come il Quadro RW ed RT. Così facendo gli utenti possono dormire sonni tranquilli, assicurandosi di essere sempre conformi alle normative italiane.